È una notte del destino quella del 14 agosto 1947: da un tratto di penna sull’immenso subcontinente indiano nascono due Paesi distinti, India e Pakistan. Ma i confini tracciati sulla carta sono ignari delle vite che travolgono.
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Così, milioni di uomini, donne, bambini si mettono in marcia in un esodo da Apocalisse, nelle opposte direzioni, esiliati da sé stessi, e da quella che fino al giorno prima era la loro terra. Un’umanità muta e prostrata, da cui affiorano alcuni volti. Sono i volti delle eroine di questi racconti, donne che, in ogni epoca e a ogni latitudine, pagano il prezzo più alto, e qui, seppur oppresse da ruoli millenari, rimangono custodi di una forza sottile. C’è una giovane restituita a un’unione senza amore dopo che il suo sposo, creduto morto, torna da un campo profughi a reclamarla; un’esule trapiantata a New York che, schiacciata dal peso del passato, precipita in una spirale di smarrimento; una ragazzina venduta, che nel silenzio prepara la sua vendetta paziente; una madre bloccata dalla parte sbagliata della frontiera per un gesto d’amore trasformatosi in condanna; una moglie che deve riassemblare i pezzi del suo matrimonio dopo una tragedia da cui è impossibile riprendersi, e un’altra ancora che vende il suo corpo per sottrarre sé stessa e il marito all’inedia. Con uno sguardo che riesce a essere spietato e insieme compassionevole, Shobha Rao racconta di storia in storia uno sradicamento violento che non può ripararsi nell’arco di una sola generazione, e le esistenze strappate e intrecciate di queste donne di nessuno, te spezzate ma mai del tutto vinte.