In un tempo corrispondente a innumerevoli ere politiche fa, un deputato e poi un senatore, sindaco per quattro mandati e due volte ministro del Regno e una della Repubblica, da Parma partì 33enne, per portare soccorso a Messina rasa al suolo dal terremoto del 28 dicembre 1908.
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si chiamava Giuseppe Micheli e aprì una strada sulla quale nei decenni a venire si sarebbero incamminati migliaia di suoi concittadini. Andare, vedere e ascoltare e coordinarsi per donare aiuto e donar sé stessi. niente di più ovvio, eppure tutt'altro che immediato. Sono serviti decenni perché l'esempio dell'illustre parmigiano desse i propri frutti a ogni livello. Si sono affrontate improvvisando catastrofi quali le alluvioni del Polesine e di Firenze, i terremoti del Friuli e dell'Irpinia, prima che ci si organizzasse per davvero. Dallo spontaneismo si è passati a un'organizzata rete locale e provinciale, regionale, nazionale. Oggi la Protezione Civile è una macchina (alimentata da un concentrato della meglio umanità) della quale andare fieri, specie a Parma, dove ha numeri e possibilità superiori a quelli di una qualsiasi piccola provincia. Sono 69 le associazioni che la compongono, per un totale che supera i 3500 volontari. Dati che corrispondono allo slancio con il quale questo territorio si è sempre chiamato in causa, in qualunque emergenza: "in casa", fuori dai confini della provincia e anche del Paese. Merito anche delle energie garantite dalla capacità di fare squadra con le istituzioni e con il sistema imprenditoriale e sociale della provincia. Merito delle donne e degli uomini - concittadini che hanno raccolto il testimone di Micheli - pronti a sacrificare tempo libero, momenti da dedicare alla famiglia, carriere e spesso anche denaro, per aiutare gli altri senza chiedere nulla in cambio, ma ottenendo spesso emozioni uniche e impagabili, conquistando amicizie inossidabili. Tutte medagli nascoste, appuntate all'interno dei loro petti.