La seconda tragedia manzoniana, che qui si ripresenta nella prima edizione del 1822, fu composta in anni cruciali per le cospirazioni risorgimentali in Lombardia.
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In un contesto ricco degli echi tragici della contemporaneità, si inscena - come già nel Conte di Carmagnola - il dramma dell'azione negata e dell'impossibile conciliazione della felicità dell'individuo con le ragioni del potere. Al centro dell'azione-riflessione tragica è la figura di Adelchi, il principe longobardo che assiste impotente alla caduta del regno dei suoi avi, insieme alla sorella Ermengarda, la sposa ripudiata di Carlo. In Adelchi lo scacco dell'individuo-eroe si misura non nella scelta plateale del suicidio, ma nella consapevole rassegnazione a una sorte senza gloria.