«Trattato poetico-filosofico», «romanzo post-moderno», «portolano», «diario di bordo», «libro di preghiere», «midrash», «raccolta di aforismi», «antologia di racconti-saggio», «cronaca di un viaggio»: sono queste alcune delle definizioni che hano accolto Mediterraneo, un libro che le accetta tutte e insieme le trasgredisce, in una sfida ai generi letterari che affonda le sue radici nel saggismo classico. In pagine sempre dense e appassionanti, Predrag Matvejevic ricostruisce la storia d'una parola - «Mediterraneo» - e rievoca gli infiniti significati che essa include. Lontano dalle aridità del trattato ma colmo di sapere, disegna un affascinante percorso attraverso gli uomini e le cose, i luoghi e le culture. Libro che predilige una lettura intermittente, Mediteraneo eccita e soddisfa labirintiche curiosità, registrando un'attenta e magica «filologia del mare», e guida il lettore verso mille scoperte: i gesti e le voci di chi ne abita le rive, lo stile dei porti e delle capitanerie, l'addolcirsi dell'architettura sul profilo della costa, i concreti saperi della cultura dell'olivo e il diffondersi di una religione, le tracce permanenti delle civiltà araba ed ebraica, i destini e le storie nascosti nei dizionari nautici e nelle lingue scomparse, i gerghi e le parlate che cambiano lentamente nel tempo e nello spazio. Claudio Magris, il cui Danubio, in un'ipotetica biblioteca delle affinità, sta accanto a questo libro, scrive nella prefazione: Mediterraneo «è un racconto che fa parlare la realtà e innesta perfettamente la cultura nell'evocazione fantastica».